Parchi Emilia Orientale

ENTE DI GESTIONE PER I PARCHI E LA BIODIVERSITA’ EMILIA ORIENTALE

La sede legale dell’Ente è in P.zza XX settembre, 1 – 40043 Marzabotto (BO) Tel. 051/6702811-6254811
La sede amministrativa è a Monteveglio in via Abbazia n. 28. E.mail: segnalazioni@enteparchi.bo.it

Nella macroarea Emilia Orientale rientrano i Parchi dell’Abbazia di Monteveglio, del Corno alle Scale, dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, dei Laghi di Suviana e Brasimone, il Parco Storico di Montesole, il GIAPP (Gestione Integrata delle Aree Protette di Pianura). A breve è previsto l’ingresso nell’Ente anche della Riserva naturale del Contrafforte Pliocenico e dei 23 Siti di Rete Natura 2000 inglobando, in questo modo, tutto il sistema delle aree protette della macroarea.

PARCO DEI LAGHI DI SUVIANA E BRASIMONE

Il parco si estende nel settore centrale della montagna bolognese, intorno a due ampi bacini realizzati a partire dai primi del Novecento a scopo idroelettrico.

Lago di Suviana

Il bacino è tra i maggiori specchi d’acqua dell’Appennino emiliano: la superficie è di 1,5 km² circa, la profondità massima di 70 m, la capacità di 46 milioni di metri cubi. L’assetto geologico ha condizionato notevolmente la scelta del sito: l’allargamento della valle in corrispondenza delle impermeabili rocce argillose garantiva infatti la possibilità di un grande stoccaggio d’acqua e nel contempo il restringimento dovuto a una fascia di rocce arenacee offriva le condizioni di stabilità necessarie alla costruzione della diga.

Lago Brasimone

Il bacino ha una superficie approssimativa di 0,5 km², una profondità massima di 29 m e può contenere circa 6 milioni di metri cubi d’acqua, trattenuti dalla diga delle Scalere (alta 35 m). Sulla sponda meridionale del lago risaltano le strutture del Centro Ricerche Enea del Brasimone, a fianco di Villa Ruggeri (una costruzione dei primi del secolo che oggi ne ospita gli uffici).

Monte di Stagno (punto di passaggio di AVP501)

Dalla piatta e ventosa cima del monte, raggiunta da qualche basso e contorto carpino nero, si apre un ampio panorama che domina il sottostante bacino di Suviana e gran parte della valle del Limentra di Treppio per spingersi fino alla vallata del Reno e ai rilievi dei monti Cavallo, Corno alle Scale e Cimone;

IL PARCO DEL CORNO ALLE SCALE

Cinquemila ettari di Parco per la cima più alta dell’Appennino bolognese, un massiccio che sfiora i duemila metri segnato fino alla vetta dagli strati di arenaria (da cui il nome le “Scale”, appunto) ben evidenti come il profilo di un libro poggiato sopra la faggeta.

Da un lato le caratteristiche geografiche e orografiche hanno permesso un pieno sviluppo di ambienti appenninici (con il loro corredo vegetazionale, floristico e faunistico), dall’altro le quote sufficientemente elevate raggiunte dal Corno alle Scale e dalle altre cime vicine (La Nuda, il Monte Cornaccio, il Monte Gennaio) hanno consentito il permanere di habitat di carattere alpino.

Tra la cima del Corno e il Monte la Nuda si approfondisce il circo del Cavone, la piú bella e significativa morfologia modellata dai ghiacciai würmiani nel parco. Osservato da molti punti, ma soprattutto dall’alto delle cime che lo circondano, il circo appare con forme esemplari: i fianchi ripidi descrivono un arco pronunciato e abbracciano una conca dal fondo dolce e pianeggiante.

Passo del Cancellino m. 1634 slm (punto di passaggio di AVP501)

Spesso nascosto tra grandi nuvole che risalgono dalla Toscana, il valico, marcato da un altro cippo confinario, era un tempo chiamato dei Mandromini, perché delimitava i pascoli degli allevamenti dei Granduchi che avevano sede più a valle. Dal passo si ha ancora una nuova prospettiva delle “scale” del Corno e si può apprezzare lo sviluppo della dorsale che continua verso nord

Passo dei Tre Termini m. 1785 slm  (punto di passaggio di AVP501)

Per il valico, un tempo noto come passo della Calanca, transitava una delle più frequentate vie di epoca medievale; l’odierno toponimo entrò in uso alla fine del ‘700, quando il passo divenne punto di contatto tra i territori dello Stato Pontificio, degli Estensi e dei granduchi di Toscana. Il valico è rimarcato da un bel cippo confinario in arenaria, sul quale si intuiscono ancora le iscrizioni relative all’anno di collocazione e ai confini settecenteschi.